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Inno crsitologico versione ridotta

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studi sulla lettera ai filippesi

Inno crsitologico versione ridotta

  1. 1. Inno cristologico Filippesi 2, 1-11
  2. 2. 1 Se c’è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c’è conforto derivante dalla carità, se c’è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, 2 rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti. 3 Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, 4 senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri. 5 Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,
  3. 3. 6 il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; 7 ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, 8 umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. 9 Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; 10 perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; 11 e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre» (Fil 2, 1-11
  4. 4. 3. L’imitazione di Gesù Cristo nasce da un’esperienza presente «5 Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù». Dice Paolo: quello che dovete avere tra di voi è un pensiero, un atteggiamento, che è anche in Cristo Gesù. Cosa sappiamo dei sentimenti di Cristo: a) che fa un opera a Gloria di Dio Padre b) Che compie un itinerario per portare gli uomini a Dio Padre Nella tradizione il legame tra il Padre e Il Figlio è proprio lo Spirito Santo, di cui in questo inno intravediamo due aspetti: la sua forza creativa, da guidare il Figlio a farsi uomo, a spogliarsi della sua natura divina e la sua capacità di guidare l’uomo a Dio, la sua capacità di salvezza. In questo senso, Gesù compie un moto di abbassamento e innalzamento per dare la possibilità all’uomo di compiere un moto dal basso verso l’alto. In questo passaggio abbiamo la dimensione propria della vita di comunità e della qualità caritativa dei comportamenti che la animano l’imitazione dei Sentimenti di Cristo, lo Spirito Santo, l’itinerario di guidare se e gli altri verso DIO
  5. 5. Il Cristo risorto è un Cristo vivo, operante, dentro e attraverso la comunità cristiana è dentro a questo influsso, è animata da questa realtà viva di Gesù Cristo. Allora, voi pensate e agite lì dentro: pensate tutto quello che vi pare, fate quello che voletepurché sia coerente con il fatto che voi siete in Cristo Gesù. Il senso è che l’appartenenza della comunità a Cristo deve determinare il suo stile di vita: i suoi pensieri e desideri, le sue decisioni, i suoi comportamenti e le sue speranze. “ Il comportamento cristiano nasce da un’esperienza presente. Non è che devo pensare a Cristo di duemila anni fa perché è stato grande e dico: adesso provo a fare lo stesso. Il problema è che il Cristo di duemila anni fa è il Cristo vivente, presente, efficace e attivo. Il comportamento cristiano non è solo su UN ORIZZONTE TEMPORALE ORIZZONTALE, NON E’ SOLO PRESENTE, ma VERTICALE, CONTINUA IL PRESENTE DEI TEMPI DI GESU’. Sul fatto temporale Gesù e sulla via verticale abbiamo i momenti in cui la MISERICORDIA ENTRA QUOTIDIANAMENTE NELLA STORIA: FATE questo in memoria di me, Prendete e Mangiatene tutti e Ama il Signore Dio e Ama il prossimo tuo come te stesso. Il MEMORIALE EUCARISTICO NON E’ SOLO UNA RIPETIZIONE; MA L’ULTIMA CENA CONTINUA TUTTE LE VOLTE CHE LA CELEBRIAMO
  6. 6. 4. Il mistero dell’Incarnazione Chi è questo Cristo Gesù ? Perchè ci rende liberi colui «6 il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; 7 ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, 8 umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. 9 Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; 10 perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; 11 e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre». Siamo a venti anni dalla morte, poca cosa. Una comunità canta il Signore, un vangelo riassunto in un inno, di soli sei versi, dodici righe. Si canta l’itinerario percorso da Gesu: mente i vangeli solo un racconto storico, in qualche modo orizzontale questo inno parte dalla sua pre esistenza, il figlio in Dio, alla sua incarnazione , la vita terrena e la morta in croce e il suo innalzamento, alla sua glorificazione. L’inno non guarda la natura di Cristo, ma racconta in maniera sintetica un movimento dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto. I due movimenti sono collegati da un PERCIO’ : il movimento dal cielo alla terra causa il moviemento dalla terra al cielo. L’abbassamento diventa la ragione dell’innalzamento.
  7. 7. Lo prendiamo nel suo dinamismo: due movimenti contrapposti uno all’altro. Ricorda l’inno del servo del Signore di isaia, dove si vede questo servo che si abbassa fino alla morte ignomignosa ed ecco Dio che lo innalza. Sono legati da IPSO’, perciò sarà innalzato. All’opposto Adamo, che “pretende la condizione di Dio con il peccato originale”. 4.1. Movimento di abbassamento Punto di partenza: «6 il quale, pur essendo di natura divina». Gesu’ non ha considerato lo status che gli competeva per la sua identità (siccome era in forma divina gli competeva lo stato dell’uguaglianza con Dio, quindi aveva ogni diritto). Gesù non stimò un possesso geloso: un pensiero nella Trinità, Gesu’ era ancora il Figlio di dio nel seno del padre. Gesu’ ha un pensiero un progetto per l’uomo. Svuoto’ se stesso . Gesu’ era qualcosa, ma si è svuotato di quello che era. Questo gli permette la vita umana. Umilo’ se stesso: fino alla morte in Croce, l’ultimo degli uomini. “ HA PRESO L’ULTIMO POSTO CHE NON GLI VERRA’ MAI TOLTO”
  8. 8. “Tesoro geloso” è una modalità di esprimersi: è un tesoro che uno tiene gelosamente per sé per timore che gli sia portato via. Al contrario: «7 spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini». Sono tre espressioni che esprimono fondamentalmente il mistero dell’Incarnazione, come ATTO LIBERO: era lbero, ma ha assunto la condizione di servo Si annuncia in questo modo un atto, una decisione, che trasforma essenzialmente il mondo, perché introduce nel mondo il mistero stesso di Dio. Forse questo discorso del servo può fare riferimento alla condizione umana, come sottomessa a delle potenze dalle quali è condizionata: L’uomo può desiderare l’infinito, però è costretto a fare i conti (con i casuali), con l’effimero, con il frammentario, perché l’esistenza dell’uomo è questa: «assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini».
  9. 9. Tutte queste tre espressioni insieme dovrebbero indicare l’Incarnazione. 4.1.1. L’obbedienza Fatto uomo: «apparso in forma umana»; il testo continua: «8 umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce». L’obbedienza della lettera agli Ebrei «Pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti quelli che obbediscono ai suoi comandi» (Eb 5, 8-9). Gesù Cristo, uomo, ha percorso il cammino dell’esistenza umana, l’agire e il patire storico, in tutte le esperienze di limitatezza, di povertà, di condizionamento e di provvisorietà. Fino all’ultima espressione della povertà umana: la morte. Il Cristo ha detto di sì alla vita umana e al suo punto finale che è la morte. Notate che il discorso per il nostro Inno è soprattutto dell’indicare un cammino di abbassamento. Dio-uomo, ma uomo-servo, ma «servo… fino alla morte e alla morte di croce». Questo è l’unico accenno nel nostro Inno al significato salvifico della morte di Gesù. Perché quello che l’Inno vuole descrivere non è l’opera di redenzione in quanto tale, ma è il mistero di abbassamento nel quale la redenzione è compiuta.. Qui è centrato sul cammino di abbassamento e di obbedienza fino alla morte.
  10. 10. 4.2. Movimento di innalzamento «9 Per questo Dio l’ha esaltato». Qui cambia il soggetto. la traduzione non è esatta, perché il testo dice: «lo ha sovraesaltato», uperipsōsen, quindi lo ha innalzato ancora al di sopra, gli ha dato una posizione di sovranità, lo ha innalzato «e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome». Il verbo tradotto con «gli ha dato il nome» è il verbo echarisato, che indica come una grazia, un dono. La prospettiva si gioca nel dono. “Signore” è il termine greco con cui la Bibbia dei LXX traduce il tetragramma. Quando nel testo ebraico c’è JHWH, la traduzione greca traduce Kirios. Quindi è un nome specificamente divino. Quel uperipsōsen, che dicevo prima, il sovraesaltato, è usato ancora nella Bibbia greca solo per Dio. Allora l’onore che viene riconosciuto a Gesù Cristo non è semplicemente sovramondano ma ha un un onore divino .
  11. 11. Chiaramente non pensate che questo sia in contraddizione o in concorrenza con l’onore stesso di Dio, perché «11 ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre». Quindi è dentro a questo mistero immenso della gloria di Dio Padre che è riconosciuta effettivamente la divinità di Gesù Cristo. Quando ritrovare: «ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra» intendetelo in riferimento alle “potenze” (di cui avevamo già detto nell’ottava meditazione). Non vuole dire gli angeli, gli uomini e i morti; ma tutte le potenze che dominano l’universo in qualunque luogo si trovino. C’è un riconoscimento di signoria offerto a questo Cristo che è proclamato Signore. È in questo, uperipsōsen, (lo ha sovraesaltato), che ora ha qualche cosa che prima non aveva. È partito dalla forma divina, e uno potrebbe dire che aveva tutto. Si, è vero, aveva tutto, ma adesso nella sua umanità è Signore sopra l’universo, perché ha conquistato questa posizione di dominio con un itinerario paradossale di abbassamento
  12. 12. 5.. Il Nuovo Testamento Una lettura è il Nuovo Testamento: della vita di Gesù letta sotto la prospettiva del servizio: «il Figlio dell’uomo, non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per la moltitudine». (Mt 20, 28). E soprattutto il cap. 13° di Giovanni, in cui «Gesù (il giorno prima di morire), prima della festa di Pasqua, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine… Pur sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita» (Gv 13, 1.3-4). Giovanni sembra che giochi su questa immagine del deporre le vesti e del prendere l’asciugatoio, perché alla fine dice il contrario: «Quando ebbe finito di lavare loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro…» (Gv 13, 12). Questa immagine – di Gesù che “depone le vesti” e prende “il grembiule”, che è il segno del servo, e poi “riprende le vesti” – per San Giovanni richiama immediatamente quello che Dio aveva detto nel cap. 10°: «Per questo il Padre mi ama: perché io do la vita da me stesso… Nessuno me la toglie, ma me lo do io da me stesso, ho il potere di darla e ho il potere di riprenderla di nuovo» (Gv 10, 17.18). Depone e riprende, in mezzo però c’è il servizio, la vita trasformata in umiltà, ma non semplicemente come sentimento, ma come gesto che fa vivere con il dono di se stesso.
  13. 13. Gesu non considera un tesoro geloso la sua forma divina, che diversamente dalla cultura Occidentale il termine forma indica qualcosa che riguarda la sua natura divina. Diversamente dall’uomo, Gesù vuole condividere con gli uomini la sua natura divina, non è geloso come gli uomini, che se hanno quattro soldi non pensano di doverli dividere. Se ne abbiamo tanti, giusto qualche briciola. GESU’ E’ SOLIDALE ALL’UOMO: Gesu’ vuole che gli uomini partecipino alla sua natura divina e la vita piena. L’amore di Gesu’ è far partecipare l’uomo all’innalzamento a Dio. Gesu’ primo figlio, primo genito di ogni creatura, primo Figlio nato da Dio, dietro al quale veniamo tutti. Gesu’ e opposto ad Adamo: Adamo di fronte alla Divinità non la riceve in dono, la vuole rubare. Il Figlio, al contrario, partecipa alla intenzione di Dio di esaltare l’uomo. Questo pensiero all’interno della Trinità è splendido e se ne riesce a scorgere il senso comunitario, perhè il Figlio sente di dover estendere i doni di cui gode agli uomini. La Chiusura dell’inno è anche un ritorno alla Trinità: questo è il Signore, questà è la forma dell’amore che lega il Padre al Figlio tanto da renderli una cosa sola. Capiamo qualcosa della natura misericordiosa dello Spirito Santo nella possibilità di partecipare allo Scambio di Doni che il Figlio fa al Padre e il Padre riconosce al Figlio.

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